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13 Febbraio 2007

Liberalizzazioni senza bussola

di Antonio Maglietta - 13 febbraio 2007

Sembra ormai evidente che le liberalizzazioni targate Bersani sono in linea con l'operato del governo, e cioè demagogiche, inutili e persecutorie. I segnali, in tal senso, non mancano. Secondo un nuovo studio realizzato dalla Confartigianato il costo dei mercati protetti sul sistema economico italiano è nell'ordine dei 7,8 miliardi di euro. Il presidente dell'associazione, Giorgio Guerrini, ha affermato: «Siamo preoccupati perché l'attesa stagione delle liberalizzazioni è cominciata in settori marginali. Si è iniziato con i tassisti che valgono solo lo 0,1% di questo ammontare e si è proseguito con parrucchieri ed estetisti che ne valgono lo 0,9%». Guerrini ha rimarcato inoltre che gli imprenditori impiegano 90 giornate lavorative all'anno per gli adempimenti burocratici. Dalle anticipazioni del rapporto di Confartigianato emerge che le tariffe dei servizi pubblici locali, tra il 2000 e il 2006, sono aumentate di 6,5 punti più del tasso di inflazione (il 21,1% contro 14,6%). Sempre rispetto ai soli servizi pubblici locali, con la liberalizzazione i consumatori risparmierebbero 751 milioni di euro all'anno. Tra le anomalie rilevate nella ricerca anche il costo dei conti correnti bancari e l'aumento dei prezzi del gasolio. I conti correnti bancari degli italiani, infatti, costano l'81% in più rispetto alla media comunitaria. Altro record negativo, il prezzo del gasolio da autotrazione: l'Italia è il secondo Paese più caro dopo il Regno Unito.

Che dire poi della scelta populista e dirigista di eliminare il contributo delle ricariche per i telefonini? Da un punto di vista strettamente mediatico, il provvedimento è stato un successo, poiché i consumatori percepiranno direttamente la novità nel momento in cui andranno ad acquistare una ricarica per il loro telefonino. Quello che però andrebbe sottolineato è il fatto che, in generale, un governo non può entrare in maniera invasiva, attraverso un decreto legge, nelle logiche di mercato, andando a colpire direttamente gli utili di una o più aziende. Inoltre, l'esecutivo non solo non ha previamente convocato i rappresentanti delle aziende di settore, ma ha addirittura imposto un cambiamento radicale nelle politiche aziendali da attuare, per giunta, in un tempo ristrettissimo.

Un vero provvedimento a favore dei consumatori sarebbe stato invece quello di eliminare la tassa sugli abbonamenti. Infatti, come ha confermato un rapporto dell'Antitrust e dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, la tassa di concessione governativa comporta per l'utente medio, a parità di traffico, un aggravio di prezzo superiore al 40%, mentre l'aggravio medio di prezzo connesso alle spese di ricarica è pari al 18,3%. Il presidente dell'Autorità, Corrado Calabrò, ha ricordato che «tutto nasce dall'indagine conoscitiva effettuata dall'Antitrust e da noi sui costi delle ricariche. Noi - ha continuato - stavamo proseguendo, ma con il nostro procedimento che prevede i suoi tempi e anche una consultazione pubblica». Sui costi «c'era una pressione dell'opinione pubblica e il governo ha fatto una sua valutazione e ha utilizzato uno strumento di legge che gli compete». Diventa quindi chiaro, anche alla luce delle valutazioni personali di Calabrò, che il governo, in una fase di calo dei consensi, ha pensato bene di agire di fretta e senza la necessaria, o almeno opportuna, consultazione pubblica, con una operazione populista che aveva come obiettivo primario non il bene dei consumatori ma quello di accattivarsi i favori del grande pubblico. Ricordiamo che proprio a gennaio molti italiani, guardando la busta paga, si sono resi conto delle bugie professate dal governo sugli effetti benefici della Finanziaria 2007 e quindi occorreva uno scatto in avanti per risalire la china.

Quanto ai provvedimenti sui benzinai, anche qui siamo al paradosso: si definisce «liberalizzazione» un provvedimento che favorisce solo la grande distribuzione e penalizza tutti gli altri operatori economici. Nel metodo, diventa sempre più evidente che il governo, quando parla di concertazione, probabilmente ha in mente solo i sindacati confederali. Con tutti gli altri, invece, si usa il metodo della bastonata, preventiva e senza avviso, e della successiva presa in giro. Infatti, anche con i rappresentanti dei benzinai l'esecutivo ha deciso di aprire al dialogo solo dopo aver adottato il provvedimento ed incassato come risposta una serrata generale. L'impressione è che Prodi ed i suoi ministri abbiano perso la bussola e che si vada avanti solo a suon di vertici e di accordi al ribasso tra le variopinte componenti dell'Unione, il tutto nel totale disinteresse riguardo ai veri problemi che affliggono il nostro Paese.

Antonio Maglietta http://www.ragionpolitica.it/testo.7221.liberalizzazioni_senza_bussola.html